ZR-giardinaggio, società di giardinieri. Operano a Milano e provincia. Effettuano manutenzione giardini, potature, progettazione e realizzazione di impianti di irrigazione, giardini orientali, siepi e aiuole. Effettuano consegne a domicilio di piante per interni.

ACERO: GUIDA COMPLETA
Acero palmatum: spettacolare pianta ideale per i giardini italiani

Queste latifoglie a foglie caduche appartengono alla famiglia Aceracee (ordine Sapindali). Il genere Acer conta circa 150 differenti specie, tutte originarie dell'emisfero borea le (Europa, Asia, America) ma soltanto otto appartengono alla flora spontanea italiana.
Tra gli aceri della nostra Penisola i più importanti sono l'acero riccio, il napoletano, l'acero campestre, quello montano e l'italico; tra quelli non indigeni si sono particolarmente diffusi da noi l'acero negundo, il saccarina e l'acero palmato, soprattutto come piante ornamentali.
Gli aceri vivono tutti nelle zone temperate e oltre che per l'aspetto foresta le sono da tenersi in grande considerazione anche per il loro valore paesaggistico, all'approssimarsi dell'inverno, quando le loro chiome assumono delle tonalità dal giallo al rosso vivo, a seconda delle specie, con un effetto difficilmente descrivibile. Negli Stati della Nuova Inghilterra (USA) dove esistono estese foreste di aceri, vengono addirittura organizzati, dalle agenzie turistiche, dei viaggi speciali in occasione della coloritura autunnale delle foglie degli aceri ivi abbondanti.
I fiori sono piccoli, generalmente ermafroditi, riuniti in grappoli giallo-verdastri; le foglie sono assai variabili, da specie a specie (da semplici a composte, palmate, con fino a 7 lobi), provviste di lungo picciolo e con nervature palmate molto evidenti.
Il frutto è una samara (anzi, più propriamente è una «disamara», essendo formato da due achenl alati saldati alla base): la diversa angolatura che formano le due ali (più di rado tre) è un carattere importante per la classificazione botanica delle specie.

Acero montano

Pur non essendo classificabile come albero di prima grandezza questa pianta (Acer pseudoplatanus) raggiunge dimensioni di tullo riguardo (30-40 m di altezza e 2 m di diametro alla chioma).
Per le dimensioni che può raggiungere è anche chiamato acero maggiore. Il tronco è slanciato, diritto, a crescita rapida; dalla corteccia adulta si staccano ampie placche grigiastre, come nel platano. La chioma è ampia e globosa, con rami assurgenti. Foglie semplici, palmate, a 5 lobi poco pronunciati, lunghe una ventina di centimetri, con picciolo di circa 10 centimetri; la pagina superiore è verde scura, quella inferiore biancastra.
I fiori si sviluppano verso aprile, dopo l'apertura delle foglie, e sono riuniti in grappoli penduli lunghi circa 15 centimetri.
Le due ali del frutto formano fra loro un angolo molto stretto. L'areale dell'acero montano è assai esteso: dal Caucaso ai Pirenei; in Italia si trova spontaneo sulle Alpi e per tutta ia lunghezza della Penisola e sul versante settentrionale della Sicilia, mentre manca sul versante adriatico.
Come si può dedurre dal nome, è una pianta che preferisce i climi montani; nelle Aipi giunge a spingersi quasi fino a 2000 m di altitudine. Vuole terreni piuttosto freschi, non acidi; oltre che in purezza lo si può trovare in associazione con altre specie tipicamente montane, quali l'abete rosso e il faggio.
Il legno è di facile lavorabilità, assai chiaro, di aspetto traslucido, adatto per mobili di un certo pregio e anche per pavimenti. Gli assortimenti di piccola pezzatura possono essere destinati all'industria della carta per ottenere cellulosa, ma possono anche costituire un ottimo combustibile essendo questo legno dotato di un buon potere calorifico.

Acero riccio

Molto simile all'acero di monte, l'acero riccio (Acer platanoides) se ne differenzia per alcuni caratteri fondamentaii: foglie a 5 lobi acuti; fiori che sbocciano prima delle fogiie;ali delle disamare formanti tra loro un angolo molto aperto, di quasi 180°. In altezza può raggiungere e superare 120 m, con tronco dritto e slanciato e chioma globosa. La corteccia del tronco è dapprima grigio-nerastra e liscia per poi fessurarsi fittamente in senso longitudinale; i rami sono di colore olivastro, glabri, lucenti. Le foglie sono un po' più piccole di quelle dell'acero di monte, glabre e verde intenso su ambedue le facce; il picciolo fogliare, di colore rossastro, misura circa 15 cm di lunghezza e, alla rottura, emette una sostanza lattiginosa.
Il legno è meno chiaro di quello dell'Acer pseudoplafanus ed è anche commercialmente meno pregiato: è comunque abbastanza compatto, pesante, di facile lavorabilità e quindi utilizzato per gli stessi scopi di quest'ultimo.
Il suo areale, pur essendo in Europa molto esteso, è assai più limitato per ciò che riguarda il nostro Paesacero:guida comleta a questa comune ma stupenda piantae: infatti lo si riscontra soltantonella parte centro settentrionale in zone montane dotate di una certa freschezza anche moltopiù esigente dell'acero di monte in fatto di fertilità del suolo e lo si può riscontrare spontaneo inboschi misti di faggio e di abete bianco o abete rosso. Il risveglio vegetativa è più tardivo, per cui riesce agevolmente a sfuggire alle gelate primaverili.

Acero campestre

Detto comunemente anche oppio (Acer campestre), è molto diffuso in tutta Europa e praticamente presente in tutta Italia; l'acero campestre è pianta di scarso interesse forestale a causa del suo lento ritmo di accrescimento e per le limitate dimensioni che può raggiungere (attorno ai 10-15 m). È pianta poco socievole e la si ritrova prevalentemente isolata in radure anche ad altitudini notevoli (anche a 1500 m). La sua maggiore utilizzazione è quella di tutore vivo per la vite, specie in Toscana, dove è chiamato «testucchio», poichè sopporta assai bene una potatura drastica che limita l'ombreggiamento eccessivo dei filari; anche questo suo uso va comunque gradatamente scomparendo, poichè nella moderna viticoltura si preferisce l'impiego di tutori «morti », quali i paletti di cemento armato o i pali di castagno e di robinia.
Il tronco si presenta piuttosto contorto, con corteccia bruna e screpolata in piccole placche rettangolari; i rami sono di colore rossastro, lisci. Le foglie sono semplici, palmate, a tre lobi principali che a loro volta si suddividono in altri lobi secondari; la pagina superiore è verde scura, quella inferiore più pallida e leggermente pubescente. I fiori sono riuniti in 10-20, in corimbi eretti, tomentosi e si sviluppano in coincidenza dell'apertura delle foglie. I frutti presentano le ali assai divaricate.
Il legno dell'acero campestre non è molto pregiato e viene solitamente impiegato per la costruzione di attrezzi rustici e nell'industria delle armi per la fabbricazione dei calci di fucile. Ottima la sua utilizzazione come combustibile.

Acero Italico

Comunemente è anche chiamato acero fico o loppio ed è classificato come albero di terza grandezza, raggiungendo a stento i 12-15 metri d'altezza (Acer italum = A. opalus).
Non è molto dissimile dall'acero napoletano, ma il suo areale si spinge più a nord di quest'ultimo, interessando in Italia la parte occidentale del centro e del settentrione.
Il fusto è slanciato, con corteccia liscia e grigiastra che tende a desquamarsi invecchiando. Le foglie sono a 5 lobi ben marcati, con margine pronunciatamente dentato: il colore è verde scuro sulla pagina superiore, che è liscia, mentre è grigio opaco in quella inferiore. l fiori, biancastri, sono riuniti in corimbi penduli con pedicelli assai lunghi e fioriscono in aprile-maggio. Le samare presentano le ali divaricate quasi ad angolo retto.
L'acero italico rifugge i terreni acidi e preferisce buone esposizioni; si può anche spingere oltre i 1500 metri sulle Alpi, a condizione di trovare esposizione ottimale. Più che pianta forestale è interessante per costituire alberature stradali: il legno è duro, compatto, bianco-rosato; viene utilizzato per mobili di un certo pregio e anche per costruire strumenti musicali.

Acero napoletano

Esiste un po' di confusione nella classificazione botanica di questa pianta (Acer obtusatum); infatti secondo alcuni Autori è classificato come Acer lobelii (o A. platanoides var. lobelil) mentre per altri è sinonimo dell'Acer opalus (e quindi dell'acero italico).
In ogni caso si tratta di pianta di mole assai modesta, con foglie a 5 lobi, più piccole di quelle dell'acero italico, assai fitte di peluria sulla pagina inferiore. Le ali delle disamare formano un angolo di quasi 90" e sono più larghe nella parte mediana che non in quella apicale. L'areale di questo acero è piuttosto limitato, estendendosi in Iugoslavia e nella Grecia settentrionale e solo parzialmente nell'Italia centro-meridionale.
L'utilizzazione del suo legname non si scosta molto da quella dell'acero italico.

Acero minore

Come si deduce dal nome, trattasi di un alberello di piccola taglia (Acer monspessulanum =A. trilobatum), che raramente supera i 5-6 metri e che preferibilmente si riscontra in natura allo stato arbustivo.
La sua area di diffusione è vastissima, poichè occupa praticamente tutta la parte centro-meridionale dell'Europa e l'Asia Minore, nonchè parte della costa mediterranea africana. In Italia lo si ritrova un po' dappertutto, dal livello del mare fino ad una altitudine massima di 500 metri (è infatti una specie termofila). Le foglie sono piccole (5-8 cm), palmate e caratteristicamente suddivise in tre lobi, coriacee, con margine liscio; il colore è verde lucente sulla pagina superiore e opaco al di sotto.
Pur essendo una specie decidua, le sue foglie possono persistere a lungo sulla pianta. I fiori sono riuniti in corimbi eretti, verdognoli, che si manifestano prima della schiusura delle foglie. Le ali delle samare sono quasi parallele, formando tra loro un angolo molto stretto.
In silvicoltura l'acero minore non è molto importante come essenza da legno, a causa dei piccoli incrementi annui; serve tuttavia ottimamente a rivestire terreni aridi e rocciosi, poiché è una specie assai rustica, che gradisce i luoghi siccitosi e calcarei. Il legname è considerato un ottimo combustibile, essendo tra tutti gli aceri descritti il più pesante e compatto.

Aceri esotici

Acer negundo. Introdotto dall' America del Nord circa tre secoli or sono è ormai ampiamente naturalizzato. Può raggiungere circa 15 metri d'altezza ed è generalmente utilizzato in parchi o alberate cittadine, dal momento che non è considerato essenza forestale per lo scarso pregio del suo legno. A differenza degli altri aceri ha foglie composte, imparipennate.
Acer saccharinum. Anche questo è Sciroppo di acero: una leccornia di origine anglosassone.originario dell' America settentrionale, introdotto in Europa qualche tempo dopo l'Acer negundo. In condizioni ottimali assume dimensioni maestose, superando anche i 40 metri, ed è più che altro utilizzato come pianta ornamentale o per alberate stradali. Da questa pianta si può anche ottenere lo zucchero d'acero; nei Paesi di origine anglosassone è assai popolare la melassa d'acero (maple syrup)irrorata sulle frittelle della colazione del mattino. Acer palmatum. Piccolo albero dalle foglie profondamente lobate e a margine seghettato, fu introdotto dall'Estremo Oriente verso l'inizio del secolo scorso. E' una specie molto decorativa e viene infatti utilizzata a solo scopo ornamentale.

 



 

 

 

 

SUOLO
MANUTENZIONE
PROBLEMI


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Le colture orticole sono generalmente ad apparato radicale superficiale e negli strati superiori, l'acqua scarseggia, sia a causa della percolazione, sia per effetto dell'evaporazione. Inoltre i <strong>prodotti orticoli</strong> sono ricchi di acqua e sono di migliore qualit&agrave; proprio se acquosi e teneri e se crescono in fretta, vale a dire con le radici nell'umido. In condizioni di penuria idrica l'ortaggio <img src="immagini/irrigatore.jpg" width="300" height="225" hspace="5" vspace="10" border="0" align="right">prodottoio risulta duro e asciutto: il fagiolino tende al filamentoso o al farinoso, il sedano al fibroso, la lattuga all'amaro. Con ci&ograve; non si vuol sostenere che nelle terre dove ci sia soltanto un certo tenore di umidit&agrave; naturale non si possano <strong>coltivare</strong> con soddisfazione certi <strong>ortaggi</strong>! Si possono produrre, per esempio, <strong>pomodori rossi</strong> e concentrati, magari tanto dolci da rendere addirittura appiccicose le mani delle massaie durante la preparazione della conserva e da far loro riscuotere gli elogi dei commensali. Ma sono eccezioni.Dato allora per scontato che dell'acqua d&igrave; irrigazione non se ne pu&ograve; fare a meno, ecco alcuni consigli su come meglio adoperarla.</p> <p align="justify"><strong><font size="+1">Tempi</font>. </strong>Bagnate verso sera o al mattino presto, quando insomma la terra non &egrave; calda, in modo da evitare contrasti marcati di temperatura . Bagnando verso sera, le colture rimangono fresche per tutta la notte (la qual cosa nei mesi estivi &egrave; importante) e non si hanno inconvenienti di sorta. Nei mesi in cui i freddi notturni si fanno sentire, &egrave; invece preferibile <strong>bagnare</strong> al mattino. Tenete comunque presente la temperatura della vostra acqua: con le acque fredde conviene addirittura bagnare di notte, con quelle calde &egrave; possibile irrigare anche di giorno. </p> <p align="justify">Bagnate a intervalli ravvicinati nei terreni tendenti al sabbioso, pi&ugrave; distanziati in quelli tendenti all'argilloso (al l&igrave;mite ogni 7 giorni). Infatti, nella sabbia l'acqua percola facilmente e finisce negli strati pi&ugrave; profondi cosicch&eacute; le radici delle colture rimangono ben presto al secco, le argille viceversa trattengono di pi&ugrave; l'acqua in superficie. Indicazioni a cui non conviene dare eccessivo peso: saranno le colture a orientarvi sulla effettiva frequenza. Baster&agrave; osservarle. La regolarit&agrave; di distribuzione &egrave; importante; con l'acqua a sbalzi le colture non progrediscono bene. </p> <p align="justify"><strong><font size="+1">Modalit&agrave;</font>. </strong>Come distribuire l'acqua nell'orto familiare? Normalmente a pioggia con apposite apparecchiature semplici e tradizionali. Semplicemente con un tubo di gomma alla cui estremit&agrave; si colloca un <strong>polverizzatore</strong> (o il dito dell'operatore) e, per semenzai e piccole superfici in genere, con l'elementare, intramontabile <strong>innaffiatoio</strong>. Abbastanza frequente &egrave; inoltre la distribuzione per infiltrazione laterale. Si tratta di riempire d'acqua i solchi sui cui Iati sono le piante ortive. Va da s&eacute; che i solchi devono essere in piano, sicch&eacute; se la vostra superficie &egrave; in pendio i solchi vanno fatti per traverso oppure a gradini. E' diffusa negli orti anche la sub-irrigazione o <strong>irrigazione sotterranea</strong>: l'acqua viene distribuita mediante la cosiddetta manichetta, un tubo d&igrave; plastica bucherellato. Associata alla pacciamatura &egrave; consigliabile, per certe colture, specie per la fragola. I vantaggi sono diversi: risparmio di acqua e di tempi, frutti puliti, controllo delle malerbe, che sotto la plastica nera non riescono a vivere. </p> <p align="justify"><strong><font size="+1">Qualit&agrave;</font>. </strong>Ed ora due parole sulla qualit&agrave; delle acque. Quelle di fiumi e corsi d'acqua, beninteso se non inquinate da scarichi industriali, sono generalmente adatte all'irrigazione (quanto a temperatura sono calde). Le acque di pozzo provenienti da falde superficiali sono anch'esse di norma utilizzabili (inizialmente, per prudenza, fatele tuttavia analizzare). Quelle di pozzi profondi sono generalmente fredde e dure (cio&egrave; ricche di sali); in tal caso pu&ograve; essere conveniente, ammesso che lo si possa fare, lasciarle per qualche giorno in apposite vasche all'aperto. Le acque poi che contengono pi&ugrave; dell'1% di sostanze minerali o che contengono solfuro o solfato d&igrave; ferro non sono utilizzabili per l'irrigazione. Le acque potabili molto spesso non vanno bene per il <strong>cloro</strong> che contengono e che danneggia le piante. Lo stesso vale per le acque &quot;raddolcite&quot; con sodio perch&eacute; &egrave; un elemento che, a lungo andare, intossica le piante. </p> <br> <p align="center">&nbsp;</p> <p align="left">&nbsp; </p> <p align="center">&nbsp;</p> </blockquote> </TD> <TD height="100%"> <IMG SRC="immagini/giardinaggio_21.jpg" WIDTH=18 HEIGHT=10></TD> <TD COLSPAN=5> <IMG SRC="immagini/giardinaggio_22.jpg" WIDTH=224 HEIGHT=10></TD> </TR> <TR> <TD height="100%"> <IMG SRC="immagini/giardinaggio_23.jpg" WIDTH=18 HEIGHT=100%></TD> <TD COLSPAN=5> <p align="center"><font color="#669966" size="2"><strong>SUOLO</strong></font></p> <p align="center"><font size="1"><a href="compostaggio.htm">COMPOSTAGGIO DOMESTICO</a></font></p> <p align="center"><font size="1"><a href="terriccio.htm">TERRICCIO FAI DA TE</a></font></p> <p align="center">&nbsp;</p> <p align="center"><font color="#669966" size="2"><strong>MANUTENZIONE</strong></font></p> <p align="center"><font size="1"><a href="prato.htm">PIANTARE UN NUOVO PRATO</a></font></p> <p align="center"><font size="1"><a href="potatura.htm">POTATURA DEGLI ALBERI DA FRUTTA</a></font></p> <p align="center"><font size="1"><a href="orto.htm">IRRIGARE L'ORTO : COME E QUANTO</a></font></p> <p align="center">&nbsp;</p>2G~ÒS&#141;Ø= üºU€»§”ð„‡&#382;ØäU4/$$ o-efÝ8êT&#382;Þ†&#141;?2&#382;×/9‘¼¹ÊFÊÊ&#129;#‘ÐóÜõ©"€In<äA’¹`yã¾>¼qUв•Áä¨#¿â>µ]¡•˜±› 瀣9ãÞ“&#143;o1ôûË—(‹=£ÄT&#143;,ç&#381;œŒV§8–dB &#129;ÏSŒŒ÷ê+>N"´p¹*ä{^~†´È%ºn@xöãúTÏKkÕ¶«Îÿ&#129;&#144;À¥³)ãc-ÜóÇàhi$µe<y,“À9üqTJïÞ¤ŸSÁæ¯Jå"³‚pã’çœ3銸-]R¿¯™jDŠÞÑÙ¤ÈóT±ì7“Æ+_@ð¾©âKˆ^${]-/vãa}§\ûtõë]g…ü=Äi{¯äFJɱê{®GLW®$qÃAk (UDà`zÖÐ¥ÜÑ&e躛áè<­:²ýäí‚îÇïŸòkUØ·$äžæ˜Ì9櫼˜ï[(¥±²MØWj®Í“ž´ÍDO?ÈÓ–Ài„Ó³Æ*2sÇ¥!½ž:b¢&œç*yÿõñ¤;nŸ‡'ù €·­ ù8Šô—à÷i„ûÔYÍÓÙµ¸97v)§žôÂÄ•Ê@_$ãüŠ`Ý“éHœóŸzÏZWÛÞ˜ÀŽj2I œ ; S“Ö›»™ãއŠfpqëGçÿ×Q_ð¤wÀãµ@Í‘éõïAD™¨ÏSÒ£fÉ=?